Camel Trophy 1998: Tierra del Fuego.
- Andrea Lacava

- Apr 24, 2023
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Il senso dell’avventura, il gusto del fuoristrada estremo, la giungla, i guadi, il gelo, le praterie, il caldo, delle Land Rover di colore giallo sabbia e uno sponsor tabaccaio. Il Camel Trophy è stato per molti anni, dal 1980 fino al 2000, un evento unico nel suo genere, una sfida estrema riservata solo ai piloti più esperti e coraggiosi del mondo, pronti a mettere alla prova le loro abilità di guida e di sopravvivenza nel contesto di percorsi altamente impegnativi e spesso estremi.
Tuttavia, sul finire degli anni ‘90 il Camel Trophy si confrontò con una nuova realtà, che le impose un cambio di approccio e che portò il rally raid a snaturare la propria essenza.
Il 1998 è un anno spartiacque per Trophy, che a diciott’anni dalla prima edizione si ritrovò catapultato in una dimensione alquanto diversa rispetto al suo spirito originario, lontano dalle lunghe maratone dietro al volante e più orientato verso le attività sportive all’aria aperta, sempre più popolari in tutto il mondo.
Anche Land Rover, storico partner della competizione, si adattò a questo cambiamento, mettendo in campo un veicolo completamente diverso rispetto a quelli che avevano contribuito a fare del Camel Trophy il raid in fuoristrada più famoso al mondo. Per i venti equipaggi, rappresentanti di altrettante nazionalità diverse, la divisione Special Vehicles della casa di Solihull allestì i nuovi Freelander turbo diesel. Si trattava della prima Land Rover della storia con telaio monoscocca e sospensioni indipendenti. Non un fuoristrada puro, quindi, ma un 4×4 sulla falsariga dei SUV giapponesi, pensato per un utilizzo meno estremo, ma comunque capace di buone prestazioni in off-road.
Cambio di filosofia, cambio di veicolo e cambio di approccio al percorso: le lunghe maratone a base di rocce e fango vengono sostituite dai trasferimenti presso le varie “discovery location”, sedi delle prove fisiche. Non è un caso, che lungo tutto il percorso, settemila chilometri da Santiago del Cile a Ushuaia in Argentina, a ogni Freelander venisse assegnato un Defeder 110 di supporto, pronto ad entrare in azione nei passaggi più difficili della Tierra del Fuego.
A ruote ferme, per i partecipanti venne organizzato un programma di prove fisiche degno di un pentathlon: Kayak, mountain bike, orienteering e persino sci. Vincitori di quella edizione furono i francesi Marc Challamel e William Michel. Nota di merito anche al team degli italiani Fabrizio Pistoni e Michelangelo Oprandi, i quali se la cavano bene in quasi tutte le prove, compresa la discesa lungo un crinale innevato del Col Negro. Vinceranno anche la gara di kayak, ma saranno fortemente penalizzati da una gestione non sempre perfetta dei tempi tra una prova e l’altra, un fattore decisivo ai fini della classifica finale.
Per le fonti si ringraziano:

















































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